mercoledì 26 giugno 2013

Adìos Carlos



di Kuspide

E' il momento degli addii pesanti, di quelli che fanno male, almeno a me personalmente. Carlitos Tevez ci saluta, ha sostenuto e superato le visite mediche a Torino e la Juventus ha ufficializato il suo acquisto per nove milioni di euro più tre, eventuali, di bonus. Al nostro ex Apache, in scadenza di contratto nel 2014, andranno cinque milioni e mezzo di euro circa all'anno, più diversi bonus legati alla vittoria dello scudetto, alle presenze in campo, ai gol segnati e ad eventuali risultati importanti in Champions League.

Personaggio difficile, Carlos Tevez. Ho visto la squadra vincere e perdere, giocare bene e male, con voglia e con apatia, ma soprattutto ho visto il campione argentino dare sempre l'anima, correre a perdifiato ed impegnarsi sempre al massimo. Perfino nel rifiuto storico di entrare in campo due anni fa, comunque ingiustificabile, ci vidi attaccamento alla maglia, voglia di esserci e lottare, difficoltà ad accettare ruoli non di primo piano ma per indole guerriera, più che per manie di protagonismo.

Cresciuto nella periferia di Buenos Aires, non si può dire che non abbia lasciato il segno ovunque: inizia a giocare seriamente nel Boca Juniors, dove esordisce in prima squadra a 17 anni e vince tutto quello che c'era da vincere, compreso il pallone d'oro sudamericano. Nel 2004 passa al Corinthians, e in breve tempo riesce a conquistare anche il cuore degli scettici tifosi brasiliani, vincendo il campionato e il terzo titolo di miglior giocatore del sudamerica. Lascia la squadra brasiliana da capitano per accasarsi al West Ham. E' di questo periodo la nascita del sodalizio professionale con Kia Joorabchian ed il suo fondo d'investimento MSI, titolare di parte del cartellino del giocatore. Gli Hammers verranno poi pesantemente multati dalla Football Association Inglese perchè il regolamento vieta che il cartellino di un calciatore possa appartenere a soggetti diversi da una squadra di club.

Nel 2007, dopo aver segnato il gol salvezza per il West Ham all'ultima giornata contro i Red Devils, viene acquistato proprio dal Manchester United, con il quale l'Apache vince tutto quello che si può vincere e gioca due finali di Champions consecutive. Nel 2009, ai ferri corti con Mastrociliega, decide di cambiare aria, ma la scelta è di quelle che faranno discutere. Viene ufficializzato infatti il suo passaggio sulla sponda Blue di Manchester. Con i Citizen segna a raffica (43 reti in 66 partite), vince una FA Cup, è capitano della squadra e finisce in cima alla classifica marcatori della Premier League.

Tutto sembra andare alla grande fino al quel fatidico 27 settembre 2011: Mancio sembra aver rivisto le gerarchie in squadra, lo ha fatto giocare col contagocce ad inizio stagione e anche quella partita di Champions contro il Bayern Monaco il nostro Carlitos la sta guardando dalla panchina. Sul due a zero per i tedeschi e a pochi minuti dal termine l'allenatore lo invita ad entrare e l'Apache si rifiuta di farlo. Mancini dichiarerà alla stampa poco dopo che Tevez non avrebbe visto più il campo finchè lui fosse rimasto l'allenatore del City.

In realtà, dopo 5 mesi di tribuna ed un passaggio al Milan sfumato a gennaio, la frattura si ricompone a marzo 2012, in tempo perchè Carlitos, in forma decisamente diversa rispetto alle stagioni passate, possa dare il suo contributo allo storico titolo vinto dal City quell'anno.

Siamo ai titoli di coda, la nostra storia insieme finisce qui. Continueremo a vederlo spesso perchè giocherà in Serie A, ma, nonostante gli errori e le intemperanze, avrei preferito continare a vederlo combattere ad Etihad.

Adìos Carlos, e in bocca al lupo da tutti noi!



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