di Kuspide
Umiliati, annichiliti, asfaltati. Ho trascorso i primi minuti di preparazione del post a passare in rassegna i possibili titoli. Poi ho optato per un intramontabile classico, ma rimane valido il concetto che cercavo di esprimere: il 168° derby di Manchester si traduce in una sonora lezione di calcio impartita dai nostri uomini ai cari cugini di campagna. Ero un po' scettico, avevo predetto un pareggio per scaramanzia ma speravo in una vittoria che ci lanciasse in Premier. Quello che ho visto oggi va decisamente oltre le più rosee speranze.
Proviamo a scrivere cosa è successo, tenendo conto del fatto che non è semplice raccontare un emozione del genere. Formazioni: Pellegrini continua ad alternare Alvarone a Dzeko, e visto che il bosniaco ha giocato in Champions, oggi tocca allo spagnolo affiancare il Kun (s.s.l.). Da sinistra a destra Nasri, Fernandinho, Yaya e Navas formano il centrocampo. Sulla linea difensiva Zabaleta e Kolarov presidiano le fasce mentre Capitan Kompany e Nastasic formano la coppia centrale. Silva purtroppo è ancora in infermeria, ma la sopresa dell'ultima ora è l'assenza, nelle fila avversarie, di Robin Van Persie. Senza false ipocrisie: sospiro di sollievo e primo segnale incoraggiante.
Il primo tempo inizia con un brivido per Hart, ma l'occasione dei red devils resterà l'unica e sola della prima frazione. Dopo qualche incertezza iniziale da parte di entrambi gli schieramenti, il City prende il possesso del centrocampo, Fernandinho e Yaya fanno girare bene il pallone, Zabaleta e Kolarov si spingono in avanti occupando stabilmente le fasce, ma la differenza vera la fa il fuoriclasse che non ti aspetti: Sami Nasri prende per mano la squadra e inizia a sfornare giocate deliziose a destra e a manca. Il francese è ispiratissimo e in vena di prendersi repsonsabilità. I compagni lo cercano, e non è un caso che da quella parte abbia inizio l'azione del primo gol. Nasri ispira, Kolarov si sovrappone, riceve e mette in mezzo per il Kun che insacca in equilibrio precario. Uno a zero e stadio in subbuglio. Non c'è storia, lo United non oppone resistenza, tanto che i nostri danno l'impressione di poter raddoppiare praticamente ad ogno affondo. Il raddoppio invece arriva nel minuto di recupero, su calcio d'angolo di Nasri Alvarone incorna di testa verso la porta dove c'è Yaya ad insaccare il gol mazzata che ci manda al riposo sopra di due.
Mi sembra di sentirlo, Moyes, nello spogliatoio, incitare i suoi a rientrare in campo carichi e motivati per pareggiare. Niente da fare, l'inizio della ripresa è un incubo per i nostri poveri avversari. Aguero ha bisogno di un minuto e mezzo per siglare la sua doppietta ed affossare definitivamente ogni velleità di rimonta dei cuginetti tramortiti, Nasri, di nuovo, libera Alvarone che crossa per il Kun. Tre a zero. Ma non basta, ancora pochi minuti, sei per l'esattezza, ed arriva il sigillo finale dell'ispiratore di oggi: Navas si fa 60 metri di campo in contropiede, arriva sul fondo e mette in mezzo dove Nasri è pronto ad insaccare. Sipario.
Il resto della partita è utile solo a lustrarsi gli occhi di fronte a qul mostro di giocatore che risponde al nome di Vincent Kompany. Quando l'avversario tenta la giocata, quando il compagno di reparto si fa sfuggire l'attaccante, quando l'evolversi dell'azione è tale che sei già rassegnato a subire il gol, compare lui. Non sai come e non sai da dove, ma lui c'è, e non spazza. Prende possesso della palla, osserva, imposta, riparte, si fa trovare dalla parte opposta nel giro di pochi secondi. Inarrivabile.
Per dovere di cronaca e senso sportivo merita una citazione Wayne Rooney. Gioca da solo, copre, si batte su ogni pallone e se al fischio finale lo United ha all'attivo almeno il gol della bandiera il merito è suo. Oggi ad Etihad non ce n'era per nessuno, è vero, ma c'è modo e modo di perdere. E lui oggi è l'unico della sua squadra ad aver perso con dignità.
I singoli: a parte il capitano, di cui abbiamo già detto, da sottolinera la grande prova di Nasri e Aguero, ma anche l'ottima partita di Negredo e Navas, e le buone prove di Kolarov, sempre sotto esame, e Fernandinho, sempre più a suo agio in mezzo al campo. Neanche vi dico di Yaya, perchè come ha giustamente sottolineato il cronista a un certo punto del match, non si trovano le parole.
Che altro dire? Sette gol nelle ultime due partite sono un bel segnale, non c'è dubbio. E' vero che una delle due sfide era contro una compagine di provincia, piena di giocatori sconosciuti con cui avremmo dovuto vincere 15 a 0, ma è vero anche che l'altra era una sfida di Champions!


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