di Gianfranco Paupini
Incomprensibile. Quello che siamo stati costretti a vedere ieri sera al City of Manchester è veramente assurdo. La stessa squadra che il 22 febbraio scorso ha preso a pallonate il Porto vincitore della scorsa edizione dell'Europa League è riuscita nell'impresa di fare presenza senza giocare per 60 minuti.
La stessa squadra che ha regalato un'ora agli avversarsi senza riuscire nemmeno a chiudere un triangolo segna 3 gol in 20 minuti e rischia di far segnare il 4° addirittura al proprio portiere. Se Hart avesse insaccato al 95°, il match di ieri sera avrebbe potuto competere con la clamorosa rimonta del Liverpool contro il Milan nella finale di Champions del 2005.
Ma non ha insaccato. Rui Patricio mi ha evitato un infarto sicuro deviando con la punta delle dita la palla oltre il palo. Non tollero espressioni tipo "risultato giusto" o "non meritavano" perchè sono convinto che nel calcio abbia ragione e meriti di vincere chi la mette dentro, sia umiliando gli avversari e regalando spettacolo come il Barcellona, sia facendo catenaccio e buttando la palla in tribuna. Il calcio alla fine è un gioco con un obiettivo preciso, non uno spettacolo circense. Però ieri ho davvero fatto fatica a guardare la partita: è difficile da spiegare, ma tutto sembravano meno che una squadra che deve recuparare un risultato sfavorevole. L'aspetto più evidente è stata la completa mancanza di idee: non c'era fantasia, nessun tentativo di inventare qualcosa.
Di sicuro dopo la prestazione di ieri possiamo escludere problemi di natura fisica. Dai 3 chilometri orari di media della prima ora di gioco siamo passati ad un assedio senza sosta negli ultimi 25 minuti di partita. Da una squadra stanca forse mi aspetterei il contrario.
Fondamentalmente penso che i due problemi grandi siano due: il primo è che soffriamo terribilmente le squadre di livello inferiore. Le squadre che non costruiscono a si difendono. In altre parole facciamo fatica a fare gioco, nonostante un possesso palla spesso prolungato e dei giocatori in teoria in grado di inventare la giocata in ogni momento.
Il secondo problema secondo me è la testa: la pressione si è fatta sentire, il fatto di aver avuto lo United addosso ci ha destabilizzato. I cugini di campagna ci hanno rincorso senza tregua e quando sono arrivati a tiro noi siamo inciampati contro lo Swansea. Manca l'esperienza necessaria per far fronte a questa tensione, per ritrovare le motivazioni, per tenere sempre viva quella scintilla che ieri sembrava irrimediabilmente spenta e che ha invece improvvisamente ripreso vita dopo il primo gol di Aguero.
Improvvisamente al 60° siamo diventati una macchina schiacciasassi ma alzi la mano chi non ha avuto la tentazione anche solo 3 minuti prima di spegnere e andare a dormire.
Ora iniziano le rese dei conti, i vari "l'avevo detto" e ovviamente lo sport preferito dai giornalisti e dagli "esperti": il tiro a segno sull'allenatore. Ripeto quello che ho scritto altre volte su queste stesse pagine in proposito. Non sono stato contento quando il mancio è stato assunto ma mi sono dovuto ricredere. Ha dato una fisonomia precisa ad un squadra piena di gente nuova e continuamente sotto i riflettori. Ha riportato in casa un trofeo importante, ha giocato un campionato su livelli altissimi.
Ma soprattutto è sempre stato dannatamente fortunato. Partendo dai tempi di Cecchi Gori che pur di avere un titolo sui giornali lo volle alla Fiorentina anche a costo di riscirivere i regolamenti della lega calcio e passando dall'Inter del dopo calciopoli, con Juve in B e Milan penalizzato, la sorte gli è sempre stata benevola. Anche questa volta non fa eccezione: la soluzione per l'allenatore sotto accusa potrebbe essere un "giovane" di belle speranze (anche se non di bell'aspetto), un po' indisciplinato ma dal grande carisma e dalla grinta che trascina. Non lo vediamo da un po', è vero, non sappiamo in che condizione sia, ma le ultime partitelle con le riserve promettono bene.
Del resto il mister la sa lunga: "in campo contro il Chelsea? Forse."

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