di Dario Gigante
Qualsiasi tifoso sogna di vedere la propria squadra giocare bene, dare spettacolo e vincere con molti goal di scarto. C'è un detto che però sintetizza al meglio ciò che serve per essere felici alla fine dell'anno: l'attacco ti fa vendere i biglietti, la difesa ti fa vincere le partite. E i campionati, aggiungo io. Se il City riuscirà davvero a vincere il terzo campionato della sua - già prestigiosa - storia, tutti i tifosi ricorderanno la vittoria di Wigan come una tappa fondamentale della stagione. Una vittoria costruita con la testa, più che con il gioco. Con la grinta, più che con la brillantezza. Col carattere, più che con lo spettacolo. Una vittoria costruita con un'eccellente prestazione difensiva di tutto il complesso allenato da Roberto Mancini. Tre punti di platino, per la classifica e per il morale. Negli ultimi giorni abbiamo letto di numerose provocazioni (in senso buono) lanciate al nostro ambiente a proposito della capacità di reggere le pressioni, di gestire i cali di forma, di saper convivere con i dubbi e le incertezze che questo mese di gennaio sta portando. Abbiamo la statura della grande squadra? Sappiamo essere più forti delle difficoltà? Vincere la Premier League è il nostro dichiarato obiettivo ma siamo all'altezza, mentalmente? Ieri sera il City ha dato una prima risposta. Significativa anche se non definitiva. La squadra di Roberto Martinez ci ha provato, soprattutto nella ripresa; ha spinto, pressato e cercato di trovare lo spiraglio per segnare e portarci via la vittoria. I ragazzi hanno retto, hanno lottato anche se ancora la condizione fisica generale, in termini di spunto e velocità, è lontana da quella dei primi mesi. Ma hanno vinto, con una rete bellissima di Edin Dzeko al minuto 22 della contesa. Finalmente Dzeko ha deciso una partita importante. 1-0. Le vittorie più importanti sono sempre quelle per 1-0 quando non sei al meglio. E in questo momento noi non potremmo essere al meglio neanche volendolo. Ieri mancavano Richards, i fratelli Toure, Balotelli, Kompany. Non si regalano giocatori del genere tutti i giorni. Soprattutto in momenti di magra, avere tanti assenti può costituire un alibi ed insinuarsi nella mente dei giocatori come una scusante in caso di risultato negativo. Non è successo e ne siamo felici.
In mancanza dei giocatori sopra citati, altri hanno dato un'impronta alla partita. Gareth Barry è stato superlativo al centro del campo, partendo da una posizione molto abbassata per stare vicino al giovane Savic; il nazionale inglese ha intercettato, pressato e fatto ripartire la squadra con grande intelligenza. James Milner ha regalato grande grinta, lotta, senso della posizione. Joe Hart è rimasto inoperoso per quasi tutto il match ma come sempre si è fatto notare quando necessario con una superba parata su McCarthy.
Nel primo tempo i quattro moschettieri sono stati all'altezza della loro fama, anche se ad una velocità ridotta rispetto ai loro standard. David Silva ha aggiunto creatività, Aguero ha supportato Dzeko correndo e pressando per tutta la lunghezza del campo. Edin ha siglato la rete decisiva con un bellissimo colpo di testa su punzione di Merlino Silva. Dal minuto del goal in poi il City ha provato ad offendere per chiudere il match ma la scarsa risolutezza in zona goal e le parate del portiere del Wigan Al-Habsi (nota di merito per lui) non ce l'hanno permesso. Due mesi fa avremmo probabilmente segnato ancora ma oggi è giusto accontentarsi, anzi essere felici per come sono andate le cose. Verso la fine Roberto Mancini ha modificato l'impostazione tattica passando ad una difesa a 5 facendo entrare Nedum Onuoha, lasciando Barry, Milner e il neo entrato De Jong a presidiare la linea mediana. Lasciamo Wigan con tre punti in cascina ed altrettanti di vantaggio sullo United, riprendendoci la vetta della Premier League. E' stata una sofferenza ma chissà che tra tre mesi non ricorderemo questa serata come una delle più importanti dell'anno......




Nessun commento:
Posta un commento