di Kuspide
La fotografia del trionfo dello scorso maggio è sempre lì, a fare da sfondo del mio desktop, a ricordarmi quanto possiamo essere bravi e vincenti, meglio di così. Sono passati solo 4 mesi da allora, una sessione di calciomercato mirata che non ha modificato sostanzialmente l’undici titolare, qualche tentativo andato a vuoto da parte del nostro allenatore di modificare il modulo di gioco per avere qualche possibilità in più di sorprendere l’avversario, ormai abituato a conoscere il sistema di gioco del City. Prolungamenti di contratto che avrebbero dovuto regalare senso di appartenenza e continuità ad un progetto affascinante e vincente.
Allora cosa c’è che non va? Che cosa è cambiato? Non mi dilungherò sull’analisi della partita azione per azione, sarebbe inutile oltre che doloroso: i tedeschi si sono presentati a Manchester convinti del fatto loro e dopo 90 minuti di sofferenza e incredulità abbiamo ben chiaro il perché.
E’ vero, abbiamo avuto diverse occasioni, nel primo tempo in particolare abbiamo provato a giocare e loro hanno commesso qualche errore difensivo e concesso delle palle gol clamorose. Ma si è trattato di sprazzi di gioco, di lampi disseminati a caso in mezzo ad un predominio netto e senza discussioni. A centrocampo ci hanno sovrastato, in attacco si sono divorati un mare di gol, il nostro portiere ha giocato forse la migliore partita della sua vita. Non un intervento banale, solo grandissimi salvataggi sia in tuffo a deviare palloni su pali e traverse, sia in uscita sui piedi dell’avversario. Ad un certo punto ho smesso di contare le volte in cui sono stato sicuro che avrebbero segnato. Grande Joe!
E’ vero, abbiamo avuto diverse occasioni, nel primo tempo in particolare abbiamo provato a giocare e loro hanno commesso qualche errore difensivo e concesso delle palle gol clamorose. Ma si è trattato di sprazzi di gioco, di lampi disseminati a caso in mezzo ad un predominio netto e senza discussioni. A centrocampo ci hanno sovrastato, in attacco si sono divorati un mare di gol, il nostro portiere ha giocato forse la migliore partita della sua vita. Non un intervento banale, solo grandissimi salvataggi sia in tuffo a deviare palloni su pali e traverse, sia in uscita sui piedi dell’avversario. Ad un certo punto ho smesso di contare le volte in cui sono stato sicuro che avrebbero segnato. Grande Joe!
La grande, clamorosa differenza rispetto al City dello scorso anno a mio parere è la condizione fisica: non corriamo, non inventiamo, non anticipiamo. C’è un grande gruppo, è vero, c’è anche impegno e grinta, altrimenti non avremmo riacciuffato in extremis partite come quella di ieri e come la trasferta di Londra sabato scorso, ma più di così in questo momento non riusciamo a dare: la difesa arranca, Merlino e Nasri sono l’ombra di se stessi, Tourè gioca ad intermittenza.
Mancini ha detto di sapere qual è il problema, noi siamo ancora confidenti che le cose possano cambiare. La squadra ha saputo reagire anche in una condizione difficile, e questo è comunque un buon segnale da cui ripartire.




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