di Invisible Man
Mi rendo conto leggendo i commenti di ieri al tabellino che già il titolo susciterà non poche polemiche. Ma tant'è, questo è quello che ho visto e questo è quello che cercherò di raccontare. Iniziamo, tanto per scaldarci, da una nota di colore: ieri affrontavamo una delle squadri più forti del mondo (secondo alcuni la più forte) nella gara d'esordio di Champions League, fuori casa. E lo abbiamo fatto con addossso una maglia che definire splendida è riduttivo.
La serata si preannuncia caldissima già solo guardando lo stadio gremito. Mourinho saltella a destra e a manca stringendo mani e ostentando tranquillità, ma la realtà è che ha clamorosamente deciso di lasciare in panchina il "capo rivolta" dello spogliatoio: quel Sergio Ramos che non le manda a dire nemmeno a lui, lo Special One. Ennesima scelta estrema per il mister del Real: se perde avrà dato il colpo di grazia alla sua credibilità, ma se vince avrà lo spogliatoio ai suoi piedi. Il portoghese inotre ha deciso di coprirsi un tantino schierando di fatto una diga davanti alla difesa. Essien infatti, rispolverato per l'occasione, darà manforte ad Alonso e Khedira in un triangolo stretto che non si vedeva dai tempi del criticatissimo Pellegrini. Ozil e Modric in panca, CR7 e Di Maria sulle fasce a supporto di Gonzalo Higuain. In difesa al posto di Ramos viene schierato il giovanissimo Raphaël Varane, difensore francese classe '93 prelevato lo scorso anno dal Lens.
Mancini dal canto suo mischia un po' le carte partendo con Yaya Tourè come trequartista dietro a Tevez unica punta. A protezione della difesa troviamo Barry e Javi Garcia con Silva e Nasri sulle fasce. Dietro, a far coppia con capitan Kompany, anche noi schieriamo un giovanissimo, il nuovo acquisto Nastasic, al debutto assoluto in una gara di Champions (alzi la mano chi non ha provato un brivido dietro la schiena).
Inutile girarci intorno, lo avevamo detto. temevamo l'onda d'urto iniziale di una squadra carica e motivata: e l'onda d'urto c'è stata, lunga, asfissiante e senza soluzione di continuità. Non credo di esagerare se dico che per 60 minuti non abbiamo visto la maglia di Casillas, o quasi. Il Real gioca con rabbia e precisione, triangola veloce, non sbaglia un passaggio, pressa altissimo e con organizzazione chirurgica. Varane dietro sembra il Baresi dei tempi migliori, Essien appare rigenerato dopo la lunga serie di infortuni di cui è stato vittima. Ronaldo e Di Maria arano le loro porzioni di campo e saltano avversari neanche fosse la Playstation.
Ne fa le spese quasi subito proprio il nostro capitano, umiliato dopo 8 minuti di gioco da CR7 che riceve dentro l'area, mette seduto il centrale belga con un doppio passo e dopo essersi portato la palla sul destro schianta contro la porta un diagonale che io personalmente ho visto già dentro: primo miracolo di Hart, che con un guizzo come non ne vedevo da settimane va a terra e devia con la punta delle dita. Non passano nemmeno 4 minuti che l'asso portoghese si ripete su Maicon, da un po' più lontano stavolta. Il tiro viene deviato dalla testa di Higuain ma Hart sembra decisamente in serata e respinge di nuovo. Che sofferenza, devo pure trovare il tempo di respirare, ogni tanto!
Al 20° nuova occasionissima e nuovo intervento di Hart (decisamente il migliore in campo, nel primo tempo) che si fa trovare pronto su Higuain davanti alla porta, imbeccato da Di Maria e dimenticato da Nastasic che manca l'intervento.
La partita è un calvario per noi: non riusciamo a ripartire, non abbiamo che qualche frazione di secondo ogni volta per giocare il pallone e non ci danno che pochi centimetri per trovare un passaggio decente. Di fatto ogni tentativo di uscire dalla nostra metà campo è stroncato sul nascere, fatta eccezione per un paio di sgroppate di Yaya che però non si concretizzano. Perdiamo anche Nasri per infortunio dopo 36 minuti. Mancini decide di schierare Kolarov al suo posto.
Andiamo al riposo sullo 0-0, e le merengues hanno intuito che dovranno fare di più, se vogliono aver ragione dei nostri ragazzi, stasera.
Il secondo tempo, e in particolare l'ultima mezzora, è stato incredibile: al 60° Silva gioca alla Silva, veronica e frenata a rientrare sul giovane francesino che lo stende senza tanti complimenti. Calcio di punizione ma niente giallo che pure ci stava tutto. Sarà l'ultima azione per Merlino: il Mancio lo richiama in panca per fare posto a Edin Dzeko, muscoli e centimetri per un finale di partita che si preannuncia di fuoco.
E stavolta il mister ci vede giusto: alla prima, vera nostra ripartenza della partita arriva il gol che non ti aspetti: Yaya Tourè (tanto per cambiare) si incaponisce nel voler tener palla davanti alla nostra area e in mezzo a 4 avversari che gli ringhiano intorno. Ne esce alla grande, si lancia verso la metà campo avversaria, il Real è sbilanciato, Yaya vede Dzeko proporsi dall'altra parte e il passaggio è di quelli precisi, anche dopo 60 metri di corsa. Il bosniaco fa un altro passo e batte Casillas. Ho un ricordo vago dei secondi immediatamente successivi al gol, credo di aver perso conoscenza, ma ricordo perfettamente i cori dei fan del City riempire un Bernabeu ammutolito, alla ripresa del gioco.
Mourinho parte al contrattacco e fa immediatamente alzare dalla panchina l'artiglieria pesante: entrano Modric e Benzema per Khedira e Higuain (Ozil aveva sostituito Essien qualche minuto prima). Inutile dire che la bestia ferita si fa ancora più feroce, e gli spagnoli pareggiano con Marcelo dopo 8 minuti. Vabbè, ottimo risultato, iniziamo a pensare, alla fine sei a Madrid. Ma Kolarov non è d'accordo. Il Real adesso a centrocampo fatica, privo ormai di interditori puri, e al primo calcio di punizione utile dalla destra il serbo tira un pallone velenoso a giro che nessuno tocca e che Casillas non riesce a prendere.
Incredibile: 1-2, mancano 4 minuti al fischio finale, i ragazzi scesi da Manchester per seguire i loro beniamini non hanno più voce, l'impresa sembra alla portata. Ma la storia va in campo, checchè ne dica Zeman. E la storia dice che se non hai la personalità e il coraggio di portare a termine una partita del genere allora il tuo avversario trova la personalità e il coraggio di ribaltarla in 3 minuti: Benzema prende palla al limte dell'area, ha addosso Nastasic, deve girarsi in qualche modo e si gira, in qualche modo. Mentre il giovane serbo cerca di capire cosa farà il suo avversario Hart è già chino nella propria porta a raccogliere il pallone del 2-2. E non è finita: Cristiano Ronaldo decide di partecipare al party insaccando allo scadere il gol della vittoria e spegnendo ogni velleità nei nostri giocatori sfiniti.
Diffcile dare un giudizio dei singoli in una partita come questa. La dfesa ha subito una pressione asfissiante, Kompany avrebbe potuto e dovuto certamente fare meglio. Avremmo potuto di sicuro raddoppiare su CR7 (con cui il capitano si è trovato spesso nell'imbarazzante situazione dell'uno contro uno) e Nastasic ha commesso qualche ingenuità. Tuttavia se giochi 60 minuti come quelli che abbiamo giocato e non prendi gol qualche merito lo hai di sicuro, a mio parere. Soprattutto contro quella squadra e quei giocatori, che davvero a tratti sono sembrati dei castighi divini. Il fortino è crollato quando abbiamo avuto paura di vincere. Quando le gambe hanno iniziato a tremare. Yaya mostruoso come al solito, Maicon un po' "appesantito" ma presentabile, Silva bene a tratti (ma in questa occasione è stato chiaro come non mai che, anche se alle volte ci somiglia, non è Messi).
Tevez grande partita di corsa e sacrificio, mentre su Dzeko smetterò di pronunciarmi, perchè ogni volta che sparo un giudizio ci si mette di punta per smentirmi. Lasciatemi però dire fare i complimenti ad un allenatore che è diventato grande, secondo me: ha fatto scelte rischiose (Nastasic in campo e Mario in tribuna), ha tenuto in panca Aguero (e per come si era messa era la scelta giusta), ha azzeccato tutti i cambi, ha sfiorato l'impresa. Usciamo da Madrid a testa alta, consapevoli di aver messo paura agli spagnoli e sicuri che verranno a Manchester con il dovuto rispetto.
Come sempre ho letto commenti contrastanti, critiche feroci, analisi amare. Penso che poche squadre al mondo, in questo momento, siano in grado di andare a Madrid e "fare" la partita. Figuriamoci rischiare di vincere. Noi abbiamo lasciato sfogare per un'ora la corazzata spagnola, l'abbiamo lasciata schiantare sulle rocce difensive schierate da Mancini, abbiamo colpito in contropiede nell'unico momento in cui la bestia si è fermata a riprendere fiato, e siamo stati capaci di reagire e andare di nuovo in vantaggio dopo aver subito il pareggio. Dobbiamo crescere, fare esperienza, la difesa ha avuto alti e bassi, i centrali hanno "dimenticato" qualche volta di troppo i loro avversari (extraterrestri, non dimentichiamolo). Ma se i cori dei tifosi del City hanno risuonato per minuti infiniti nel silenzio di un Bernabeu attonito e stordito e se il presuntuoso allenatore portoghese ha vissuto mezzora di PAURA lo dobbiamo ai nostri ragazzi, alla loro grinta, al loro impegno, alla loro tenacia. Abbiamo pagato l'inesperienza, ma abbiamo assaporato per pochi attimi il gusto di una vittoria che sarebbe entrata di diritto tra la pagine più belle della nostra storia.
Ci saranno altre occasioni, per il momento grazie ragazzi!




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