venerdì 31 agosto 2012

Croce e delizia


di Kuspide

In mezzo ai tanti arrivi di cui si parla in questi ultimi giorni perdiamo un pezzo importante, e lo perdiamo per 4 milioni di euro, il massimo che siamo riusciti ad ottenere per un giocatore in scadenza di contratto il prossimo anno.
Nigel De Jong si trasferisce a Milano, sponda A.C. Milan, squadra che gli garantirà sicuramente quel posto da titolare che a Manchester Mancini non gli garantiva da molto tempo, preferendogli quasi sempre Gareth Barry.

Che dire di un giocatore come De Jong? Personalemente ho sempre avuto, nei suoi confronti, un'ammirazione condizionata, nel senso che lo apprezzo per la tenacia e la grinta, mi piace per quella sua capacità di proteggere la difesa, di coprire il centrocampo, di lottare su ogni pallone e rendere la vita impossibile agli attaccanti avversari. E' un giocatore, di fatto, che non si è mai risparmiato e che ha sempre avuto il suo peso nell'economia del gioco, quando è stato chiamato in causa.




Non è possibile dimenticare però le "intemperanze" che lo hanno caratterizzato nel corso degli anni. Le entrate assassine che alle volte hanno rischiato di troncare carriere restano purtroppo impresse negli occhi di chi considera il calcio ancora un gioco e vorrebbe la correttezza e il rispetto venire prima dell'agonismo. 

Arriva al City dall'Amburgo, dove giocava con Vincent Kompany (vi dice qualcosa?). Pagato 17 milioni di sterline, si piazza subito al suo posto, davanti alla difesa, a spezzare le trame di gioco avversarie, ma non solo quelle. Nel marzo del 2010 frattura tibia e perone della gamba sinistra ad Hatem ben Arfa, durante una partita di Premier contro il Newcastle. Solo qualche mese prima in Nazionale, durante un'amichevole con gli USA, aveva fratturato una gamba al giovane Stuart Holden durante un contrasto.
Indimenticabile e clamorosa poi l'entrata di Kung Fu su Xavi Alonso durante la finale dei mondiali in Sudafrica, quando l'arbitro si limitò ad un cartellino giallo suscitando grandissmo stupore.

Un giocatore da prendere con le pinze, quindi, capace di momenti di follia come quelli appena ricordati, ma anche di partite eccezionali come le tante disputate in Premier con i Citizens (l'ultima, secondo me, è stata quella della settimana scorsa contro il Liverpool) e quelle che gli hanno premesso di giocarsi una finale di Coppa del mondo con la sua Nazionale.

In ogni caso auguriamo a Nigel di trovare a Milano quella tranquillità e quella maturità che gli permettano di farsi notare solo per il campione che è, e non per le ossa rotte.

Buona fortuna, guerriero!




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