mercoledì 12 dicembre 2012

One love, one life, one City


di Setteblu

E' stato un weekend molto particolare per me. Sono tornato lunedì sera tardi in Italia dopo aver trascorso gli ultimi quattro giorni a Manchester. Le circostanze che mi hanno portato ad Etihad sono piuttosto originali, diciamo così. Mio fratello Claudio ha pensato bene di farmi un regalo indecente per il mio quarantesimo compleanno, caduto il 7 settembre: portarmi al derby. Dopo settimane di ricerca dei biglietti a mia insaputa, solo pochi giorni prima della partenza mi ha confessato il segreto, dandomi la meravigliosa notizia unitamente ad una un po' meno affascinante: c'era un solo biglietto per la partita.
Venerdì e sabato sono stati dedicati ai mercatini di Natale ed ai vari negozi di dischi della città, meta fondamentale per chi, come me, si è avvicinato a Manchester grazie alla musica degli anni 80/90.
Domenica mattina abbiamo lasciato l'albergo in Portland Street, salutato sua moglie e sua figlia e ci siamo diretti allo stadio, intorno alle 11. Il tempo non prometteva niente di buono, pochissima gente era arrivata ad Etihad e la Greater Manchester Police sembrava avere il monopolio delle strade adiacenti al campo. Raramente ho visto così tanta polizia nei dintorni di uno stadio inglese. Ero molto teso per il biglietto.
Ad un tratto ci si è avvicinato un ragazzone molto giovane e ci ha chiesto se avevamo bisogno di biglietti. Mi onoro di avere una discreta conoscenza della lingua inglese e soprattutto dell'inflessione di Manchester ma devo dire che non è stato facile capire le sue parole. La situazione era comica: sia noi che lui eravamo piuttosto circospetti e diffidenti reciprocamente (ci siamo chiesti a vicenda se eravamo poliziotti!!!), il ragazzo parlava a 200 all'ora e mio fratello mi chiedeva "Cos'ha detto???" senza darmi il tempo di capire le parole sbiascicate del ragazzo! Dopo un'interminabile trattativa, siamo arrivati alla conclusione. Naturalmente mi sono chiesto - da tipico italiano abituato a vedere sospetti e complotti ovunque - se il biglietto fosse valido o falso ma a quel punto non avrebbe avuto senso indugiare ancora. 



Poco dopo, eccoci nell'atmosfera precedente alla partita più importante della stagione. Ho trovato lo stadio molto cambiato rispetto alla volta precedente, datata 2005. I dintorni sono organizzati in modo completamente diverso. Il vecchio Reebok City è diventato City Store, un negozio bellissimo su due piani. Nei pressi della tribuna è stato montata una struttura, City Square, nella quale molti tifosi trascorrono il proprio tempo guardando immagini di partite d'annata in un mega schermo ed ascoltano i due presentatori Hugh Ferris e la splendida Natalie Pike nelle interviste ad ex giocatori e/o a celebrità mancuniane tifose del City. (Per dire, il 13/5/2012 gli invitati erano Billy Duffy e Johnny Marr, i due chitarristi da me talmente amati da essere diventato blue grazie a loro). Nell'occasione ho stretto la mano a Joe Corrigan, leggendario portierone dell'era Mercer-Allison.



Dopo aver scattato alcune foto mi sono deciso a tentare la fortuna, avvicinandomi all'entrata per verificare l'autenticità del mio biglietto. East Stand, Level 3, Posto 202, Fila X, Entrata G. Al comparire della luce verde ho avuto una sincera emozione, potete immaginare. Salutato mio fratello, rimasto a guardare la mia procedura d'entrata pieno di fiduciosa tensione e diretto al Level 1, mi sono incamminato lungo la salita per entrare dentro. I corridoi che portano poi alla scala d'accesso al campo ospitano diversi bar e moltissimi tifosi sono presi a chiacchierare in modo più concitato che mai. Ho conosciuto una coppia, reduce da Dortmund, con la quale ho scambiato opinioni varie; mi hanno raccontato che Mancio gode di una stima immensa e che, come ogni tifoseria inglese, i tifosi blues vorrebbero che restasse per tanto tempo sulla panchina della squadra.
Salito sugli spalti, l'emozione è cominciata a farsi forte. La colonna sonora mi era molto familiare: "Bigmouth strikes again" (The Smiths), "Bring it on down" (Oasis) fino all'entrata delle squadre sul prato dell'Etihad: "Right here, right now", leggendario pezzo di Fatboy Slim, vero e proprio inno moderno del City, colonna sonora della VHS della stagione 1998/99, finale di Wembley compresa. Mi sono commosso, sinceramente. Ero lì, nel mio stadio, a tifare la mia squadra, nella città che mi ha rubato il cuore 25 anni fa grazie alle band che in qualche modo hanno fatto da soundtrack alla mia vita
E' stato bello condividere la delusione dei goal subiti, meraviglioso condividere la gioia con il ragazzino accanto a me quando Zabaleta ha messo nel sacco il pallone del pareggio. Un piccolo aneddoto: nella fila sopra la mia, c'erano due tifosi in borghese dello United. Due ragazzi civili e rispettosi, sorridenti e simpatici. Quando Tévez ha commesso fallo su Rafael al minuto 93, mi sono steso disperato sui sedili lasciati liberi dai miei vicini; mi ero già immaginato il finale. Uno dei due mi ha sorriso - senza malizia - e mi ha dato un buffetto, una specie di carezza. Quando la palla è finita in porta, ho avuto un momento di sconforto quasi insopportabile: ma come, dopo tutta sta fatica, perdiamo così? Ho avuto anche l'ingenua speranza che nei secondi finali i ragazzi potessero pareggiare, prima di capire ben presto che i giochi erano fatti. Mi sono girato verso i due ragazzi e ci siamo sorrisi. Detto tra noi, ne vado orgoglioso. Sia del mio comportamento che del loro. Credo che i tifosi e le persone perbene non debbano perdere tempo a discutere e/o giustificare soggetti che tirano monetine in campo o che invadono per fare soltanto confusione. A me non interessa, personalmente. Al fischio finale, ho abbracciato il mio vicino di posto, salutato sorridendo i due infedeli e sono sceso giù. 
Dopo dieci minuti, io e mio fratello ci siamo incontrati con Duncan, vecchio amico mancuniano mio e di Noodles, dopo 7 anni. Obiettivamente scosso per il finale, Duncan mi ha presentato Chris ed insieme siamo andati nel centro città. E' stato bello rivederlo e spero di ripetere l'avventura in primavera per la prima trasferta ufficiale del ManchesterCity.it Rome Branch.


La partita

Che dire? Domenica sera ho rivisto gli highlights a Match of the Day, la trasmissione calcistica della BBC 1. In studio Alan Hansen e Michael Owen. Le immagini non danno un'idea esatta dell'andamento della gara. Lo United ha giocato molto meglio di noi nel primo tempo, almeno dal 15° minuto. Mi è sembrata una squadra più organizzata, più determinata e coesa della nostra. E' vero che non hanno avuto altre occasioni oltre ai goal ma mi sono sempre parsi pericolosi. Noi abbiamo a mio avviso pagato alcune scelte da parte di Mancio: schierare Balotelli dall'inizio è stato un errore, Clichy mi è parso in balia di Valencia, Nastasic e Kolo hanno chiare responsabilità sul raddoppio di Rooney. Nel complesso credo che i nostri cinque assi della scorsa stagione (Hart, Kompany, Silva, Yaya ed il Kun) siano ampiamente sotto le proprie potenzialità, in questa stagione. Sulla base di ciò, è impossibile pensare di tenere lo stesso rendimento dei primi mesi del 2011/12. Nella ripresa siamo cresciuti e lo United non ha avuto la ferocia per metterci KO; è vero che il goal di Young - visto alla moviola - era regolare ma sinceramente allo stadio sembrava fuorigioco netto e in generale i red devils non hanno spinto davvero per cercare il terzo goal. Carlos Tévez ha avuto un impatto - anche spirituale - sulla partita ben superiore rispetto a Balotelli, degno del commento di ieri sul Times: nessuna squadra può ritenersi seriamente ambiziosa se schiera Balotelli in una partita così. Forse un po' caustico il commento ma riflettiamoci su. Il campionato è lunghissimo, ci sarà tempo per fasciarsi la testa.



Le polemiche sul blog

Partiamo da un concetto: se una persona sceglie nel 1999 di tifare per il Manchester United (anno del Treble) non può fare la morale a noi perché saliamo sul carro del vincitore. Fa semplicemente ridere. Io non intendo scrivere qui da quanto tempo sono tifoso di questo club unico al mondo, non è importante. Non mi debbo/posso giustificare davanti a tifosi dei cugini di campagna. Anche se fossimo tutti tifosi recenti non è un problema dei tifosi degli altri club. Non ti piacciamo? Che problema è?
Poi: lo United ha più storia di noi, lo United è passione vera, è leggenda, ha i giocatori migliori, ha vinto tantissimo scegliendo sempre giocatori poco costosi (!), rappresenta il calcio inglese, ha il miglior manager di tutti i tempi, attrae i bambini per la sua politica dei giovani, ha la maglia più bella del mondo, lo stadio più bello del mondo, il merchandising più elegante del mondo e generalmente i suoi tifosi ce l'hanno più lungo del nostro mentre noi non abbiamo storia, abbiamo un manager poco sportivo, tifosi di plastica che salgono sul carro del vincitore, lo Sceicco spendaccione, uno stadio regalato dal Comune, fans violenti, supporter italiani finti, una squadra senza fascino, piena di mercenari. Resa giustizia a queste inconfutabili verità, la domanda è: e quindi?
Nel caso i tifosi delle altre squadre abbiano solo questo genere di argomenti, il mio invito è il solito: statevene a casa vostra e non venite a trovarci. Ve ne saremo grati, grazie. Sentitevi liberi di accettare serenamente questo invito.

PS. Due parole ai ragazzi blues che partecipano al blog. Appena atterrato a Roma lunedì sera, ho acceso il telefono e mi sono letto tutti i vostri commenti alla partita, compreso il mio veloce appunto scritto dall'internet Point dell'Ibis Hotel di Manchester. E' evidente la passione e la partecipazione di ognuno di noi, indipendentemente dal proprio curriculum e dagli anni di militanza. Vi abbraccio.


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